- Legalità come fondamento non negoziabile della convivenza civile.
- Disciplina intesa come forma di libertà interiore, non come mera sottomissione a un ordine gerarchico.
- Sacrificio personale in nome di un bene superiore alla propria individualità: lo Stato, la comunità, la sicurezza dei cittadini.
- Riservatezza e umiltà del servizio: il rifiuto della vanità personale a favore del compito da svolgere.
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La sindrome della superiorità illusoria quando la sinistra disprezza il popolo
Stefano Bonaccini ha dichiarato che chi vota a destra è ignorante. Non è una gaffe, ma il sintomo di una distorsione cognitiva: la sinistra ha smesso di parlare al popolo e ha iniziato a giudicarlo dall'alto. Un'analisi sulla perdita di contatto con la realtà.
C'è una frase che Stefano Bonaccini – presidente della Regione Emilia-Romagna per quasi dieci anni, oggi europarlamentare – ha pronunciato di recente, e che merita di essere ripetuta, perché solo ripetendola se ne misura l'intero peso: chi vota a destra lo fa perché è ignorante. Non è una gaffe. Non è un lapsus. È un pensiero coltivato, meditato, e infine pronunciato con la serenità di chi crede di dire una cosa ovvia.
Onorevole Bonaccini: non è una cosa ovvia. È una cosa grave. E le spieghiamo perché. Non ci interessa discuterla sul piano politico. Perché la sua affermazione non è politica. È il sintomo di una condizione che la psicologia conosce bene e che ha un nome preciso: la sindrome della superiorità illusoria.
La distorsione cognitiva della sinistra
Quella distorsione cognitiva per cui chi si considera più colto, più preparato, più evoluto, finisce per convincersi che chiunque la pensi diversamente sia, per definizione, inferiore. Meno intelligente. Meno capace. Meno degno di essere ascoltato.
Non è un'accusa. È una diagnosi. E sarebbe davvero utile, per lei e per molti suoi colleghi, un ciclo di sedute da un bravo psicologo. Non per cattiveria. Per guarire. Perché questa sindrome, se non curata, porta a un esito preciso: la perdita totale del contatto con la realtà.
Il popolo vero non va a Capalbio
La realtà è fatta di persone vere. Non di statistiche. Non di segmenti elettorali. Di persone. Lei e molti di coloro che condividono questa visione siete gli stessi che riscuotono grandi applausi a Capalbio, ai Parioli, nei salotti buoni delle città. Gli stessi che hanno smesso, da tempo, di trovare il tempo e il modo di parlare con il popolo.
Non con il cittadino. Con il popolo. Quello vero. Quello delle periferie. Delle fabbriche chiuse. Dei paesi svuotati. Delle pensioni minime. Dei lavori precari. Delle bollette che non si pagano. Quel popolo lì si alza alle cinque del mattino, timbra il cartellino, e alla sera conta i soldi per arrivare a fine mese. E lei lo guarda dall'alto in basso e gli dice: sei ignorante.
«Se queste persone hanno smesso di votare a sinistra, forse sarebbe il caso di chiedersi: cosa abbiamo tradito? Dove li abbiamo persi?»
Analisi politica
L'ironia crudele del destino
La sinistra dovrebbe essere nata per rappresentare esattamente quelle persone che lei disprezza. Chi ha studiato meno. Chi vive nelle periferie. Chi sta peggio economicamente. Chi non ha avuto le opportunità che altri hanno avuto. Se queste persone hanno smesso di votare a sinistra, onorevole Bonaccini, forse sarebbe il caso di guardarsi allo specchio e domandarsi: cosa abbiamo fatto? Cosa abbiamo tradito?
Invece no. Invece la risposta è: sono ignoranti. Non siamo noi ad averli abbandonati. Sono loro a non capire. È più comodo così. Molto più comodo.
Il diploma di Bonaccini e Pellizza da Volpedo
C'è il dettaglio che rende tutto esilarante. Lei, onorevole Bonaccini, che fa la classifica degli italiani in base al titolo di studio, che divide il Paese tra chi capisce e chi non capisce – lei, a ben vedere, ha soltanto un diploma di maturità scientifica. Non una laurea. Non un master. Non un dottorato. Un diploma.
Non lo diciamo per disprezzarla. Lo diciamo per mostrare l'assurdità. Lo diciamo per farle capire quanto sia grottesco che proprio lei si metta a distribuire patenti di intelligenza. Non è il titolo di studio che fa un uomo, onorevole Bonaccini. Ma se è lei a voler fare la classifica in base a quel criterio, allora sia coerente.
Il Quarto Stato che si rivolta nella tomba
C'è un quadro che tutti dovrebbero conoscere. Lo dipinse Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. Si intitola Il Quarto Stato. Raffigura una massa di operai e contadini che avanzano. Volti scavati. Mani callose. Vestiti logori. Semianalfabeti, molti di loro. Gente che non sapeva leggere, non sapeva scrivere.
E marciavano. Verso il socialismo. Verso i diritti. Verso la dignità. Quel quadro era il simbolo della sinistra. La sua genesi. La sua ragione d'essere. Se oggi Giuseppe Pellizza da Volpedo incontrasse Bonaccini, troverebbe solo parole di fuoco. Perché quel quadro non è stato dipinto per gente che guarda il popolo dall'alto in basso. È stato dipinto per gente che cammina con il popolo. Pellizza da Volpedo si sta rivoltando nella tomba.
La sintesi del caso
- Bonaccini: «Chi vota a destra è ignorante». Non è una gaffe, ma una diagnosi politica.
- Sindrome della superiorità illusoria: la distorsione cognitiva di chi si sente superiore per definizione.
- La sinistra ha perso il contatto con il popolo vero: periferie, fabbriche chiuse, pensioni minime.
- L'ironia: Bonaccini ha solo un diploma di maturità, ma distribuisce patenti di intelligenza.
- Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: la sinistra dovrebbe camminare con il popolo, non giudicarlo.
- La democrazia non è una classifica: ogni voto pesa uguale, dal professore all'operaio.
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.»
Articolo 3 · Costituzione italianaCitizen Vigilante (2026)
Citizen Vigilante, diretto dal controverso regista tedesco Uwe Boll e interpretato da Armie Hammer, è uscito nel 2026 diventando immediatamente uno dei casi cinematografici e politici più discussi degli ultimi decenni. La pellicola ha sollevato un'ondata di polemiche senza precedenti, portando al suo blocco in numerosi paesi europei e innescando un acceso dibattito sulla libertà di espressione, la censura e i limiti della rappresentazione cinematografica.
La Trama Controversa
Il film narra la storia di un cittadino americano che, frustrato dall'incapacità del sistema giudiziario di gestire l'immigrazione irregolare, decide di farsi giustizia da solo, dando la caccia e uccidendo sistematicamente gli immigrati.
Le Reazioni e la Censura Ideologica
La levata di scudi contro il film non è arrivata dal pubblico, ma da una ristretta cerchia di organizzazioni e intellettuali legati all'area progressista, che hanno immediatamente invocato il bavaglio in nome della "protezione delle minoranze". Amnesty International e Human Rights Watch, trasformatesi ormai da tempo in bracci operativi di un'agenda politica ben precisa, hanno etichettato la pellicola come "incitamento all'odio", senza tuttavia spiegare perché la rappresentazione cinematografica di un personaggio negativo debba equivalere a un endorsement delle sue azioni. La logica è quella di sempre: se un'opera d'arte mette in scena una realtà scomoda, la soluzione non è il dibattito, ma la cancellazione. Si tratta di una forma di puritanesimo culturale che, dietro la maschera della tolleranza, nasconde un'intolleranza feroce verso qualsiasi narrazione che non si allinei al catechismo del pensiero unico dominante. Il paradosso è evidente: coloro che per decenni hanno invocato la libertà di espressione come valore sacro e intoccabile sono oggi i primi a chiedere che lo Stato decida cosa i cittadini possono o non possono vedere, tradendo così la loro stessa retorica nel momento in cui il cinema osa sfidare le loro certezze ideologiche.
Il Blocco Europeo
Nel luglio 2026, diversi paesi dell'Unione Europea hanno bloccato la distribuzione del film:
- Germania: Il primo paese a vietarne la proiezione, citando le leggi contro l'incitamento all'odio (Volksverhetzung).
- Francia: Il CNC (Centre national du cinéma) ha negato il visto di censura.
- Italia: La commissione di revisione cinematografica ha richiesto tagli sostanziali mai accettati dal regista.
- Spagna e Portogallo: Hanno seguito l'esempio tedesco e francese.
La Commissione Europea ha aperto una procedura d'infrazione contro alcuni stati membri che inizialmente avevano permesso la distribuzione, creando un precedente giuridico complesso sul bilanciamento tra libertà artistica e prevenzione dell'odio.
La Difesa del Regista
Uwe Boll ha difeso il film come "opera di satira politica" e "critica al sistema", sostenendo che il protagonista sia intenzionalmente mostrato come un antieroe negativo. In diverse interviste, Boll ha accusato l'Europa di "censura ideologica" e di non comprendere la tradizione americana del cinema provocatorio. Ha anche minacciato cause legali contro i governi che hanno bloccato il film.
Armie Hammer e le Polemiche sull'Attore
La scelta di Armie Hammer come protagonista ha aggiunto un ulteriore strato di controversia. L'attore, già al centro di scandali personali negli anni precedenti, è stato criticato per aver accettato un ruolo così polarizzante. Diversi attivisti hanno chiesto il boicottaggio dell'attore, mentre alcuni critici hanno suggerito che la sua partecipazione sia stata dettata più dalla necessità di rilanciare la carriera che da convinzioni artistiche.
La Distribuzione Alternativa
Nonostante il blocco nei cinema tradizionali, il film ha trovato vie di distribuzione alternative:
- Piattaforme streaming criptate: Alcuni servizi basati su blockchain hanno offerto il film in streaming.
- Mercato nero digitale: Copie pirata si sono diffuse rapidamente sul dark web e su piattaforme di file-sharing.
- Proiezioni private: In alcuni paesi, il film è stato proiettato in eventi privati non pubblicizzati.
- Distribuzione negli USA: Il film è uscito regolarmente negli Stati Uniti, dove il Primo Emendamento protegge contenuti anche estremamente controversi.
Il Dibattito Accademico e Culturale
Il caso Citizen Vigilante ha diviso intellettuali e accademici:
- I sostenitori della libertà assoluta hanno visto nel blocco un pericoloso precedente censorio.
- I critici culturali hanno denunciato la normalizzazione della violenza xenofoba attraverso il cinema.
- I giuristi hanno discusso sui limiti della libertà di espressione nell'era digitale globale.
Le Conseguenze Politiche
Il film è diventato un'arma politica:
- I partiti di estrema destra europei lo hanno citato come esempio di "verità scomode" che l'establishment vuole nascondere.
- I partiti progressisti hanno usato il caso per promuovere leggi più severe contro l'incitamento all'odio online e offline.
- Il Parlamento Europeo ha tenuto sessioni straordinarie sul bilanciamento tra libertà artistica e responsabilità sociale.
L'Impatto Sociale
Diverse organizzazioni hanno riportato un aumento di discorsi d'odio online correlati al film. Alcuni episodi di violenza contro immigrati sono stati collegati, almeno retoricamente, alle tematiche del film, anche se non è stato provato un nesso causale diretto.
Conclusioni
Citizen Vigilante rimane un caso studio complesso che solleva domande fondamentali: dove tracciare il confine tra libertà artistica e responsabilità sociale? Può un'opera d'arte essere considerata pericolosa? Chi decide cosa è accettabile rappresentare? Il film continuerà a essere discusso non tanto per il suo valore cinematografico (limitato, secondo la maggior parte della critica), ma per le questioni etiche, giuridiche e politiche che ha sollevato.
Il gioielliere Mario Roggero è entrato nel carcere di Bollate. Il ministro Carlo Nordio ha attivato l'istruttoria dei magistrati per la grazia. La premier Giorgia Meloni si è espressa duramente sui social contro l'ipotesi di risarcimenti ai familiari dei rapinatori.
Il De Profundis della giustizia italiana scritto da un Generale dei Carabinieri in servizio
In Italia è normale che rapinatori e ladri siano risarciti dalle vittime. Se ci scappa il morto, ad andare in galera è sempre la vittima. Mentre i parenti del delinquente vengono coperti d’oro. Un atto d’accusa senza sconti al sistema che ha smarrito il senno.
· di Roberto Riccardi, Generale di Brigata dei Carabinieri — Redazione
Il caso Roggero
È il caso del 72enne Mario Roggero, entrato in carcere dove sconterà 14 anni e 9 mesi per aver sparato e ucciso due dei tre rapinatori armati che avevano appena preso in ostaggio sua moglie e sua figlia nella gioielleria di famiglia.
Per i giudici, quando ha sparato la rapina era già “finita”. Come se il cervello di un uomo alla settima rapina disponesse di un interruttore e di un cronometro processuale. Ma non finisce qui: ha sul groppone anche una provvisionale esecutiva di 780.000 euro per le famiglie dei rapinatori (15 parti civili), a cui si aggiungono le parcelle legali. Richiesta complessiva: 3,3 milioni. Roggero ha già venduto immobili, lanciato una colletta online. Due proprietà pignorate.
Non è un’eccezione. È un classico
Francesco Putortì, 50 anni, macellaio a Reggio Calabria. Quindici anni e sei mesi per aver accoltellato due ladri catanesi che aveva trovato in casa sua, al piano di sopra, con le sue pistole in mano. Le sue pistole, rubate dalla sua cassaforte, puntate contro di lui nel suo corridoio. Ha preso un coltello dalla sua cucina e si è difeso nella sua casa. Omicidio volontario. Legittima difesa negata.
Due uomini, due vite distrutte, un unico messaggio dello Stato italiano: non reagire. Subisci. Lascia che ti portino via tutto. E se proprio non riesci a restare fermo mentre ti puntano un’arma contro, preparati a pagare.
In quale altro Paese al mondo accade questo? In quale Paese civile chi delinque ha l’assicurazione sugli infortuni professionali pagata dalla vittima?
Il tariffario della Repubblica
Mettiamo in fila i numeri, perché le cifre urlano più forte di qualsiasi editoriale. Un operaio che cade da un’impalcatura e muore sul colpo lascia alla vedova un assegno INAIL di 12.342 euro una tantum e una rendita che non basterà mai a pagare l’affitto. Un cittadino assassinato per strada garantisce ai familiari un indennizzo statale di 50.000 euro. Un rapinatore che muore mentre rapina a mano armata può fruttare ai parenti dieci, venti, quaranta volte tanto.
Il morto onesto vale un quarantesimo del morto delinquente. Non è un’opinione. È il tariffario della Repubblica.
Crisi Ceuta: il collasso di Schengen e la svolta sovranista che l'Europa complice compra
Aggiornamento di politica estera in data 1 agosto 2026 alle ore 02:34La decisione del governo italiano di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen con la Spagna, entrata in vigore il 1° agosto 2026, rappresenta una misura drastica legata a una gravissima crisi migratoria. Il blocco dei voli dalla Spagna è una farsa mediatica del governo. Un provvedimento debole e inutile. Le principali critiche da questa prospettiva evidenziano che, 1) Frontiere colabrodo: Controllare i passaporti agli imbarchi dei voli di linea non ferma l'immigrazione clandestina, che si combatte invece bloccando i confini marittimi e terrestri. 2) Schiaffo di Madrid: La Spagna di Sánchez umilia l'Italia ricordando i nostri fallimenti (478mila sbarchi in pochi anni), dimostrando che Roma non ha alcuna autorevolezza internazionale. 3) Servilismo verso l'UE: La sospensione di Schengen per soli trenta giorni è un timido escamotage burocratico concesso da Bruxelles, anziché una definitiva e sovrana riappropriazione dei confini nazionali. 4) Inutilità logistica: I clandestini ammassati a Ceuta non comprano biglietti aerei Madrid-Roma; il vero pericolo è la redistribuzione europea che il governo subisce passivamente. Il dramma geopolitico che si sta consumando a Ceuta non è un'emergenza spontanea, ma il fallimento plastico delle frontiere colabrodo dell'Unione Europea e delle politiche globaliste di regolarizzazione di massa portate avanti dal governo spagnolo di Pedro Sánchez. Davanti a migliaia di clandestini che violano i confini europei a nuoto, la minaccia del governo italiano di sospendere il Trattato di Schengen è l'unica risposta identitaria possibile per difendere l'interesse nazionale. Tuttavia, per i movimenti della destra identitaria e sovranista, l'annuncio di Palazzo Chigi rischia di essere un'arma spuntata se non accompagnata da un blocco navale immediato e dal rifiuto totale della retorica comunitaria.
Blocco Navale
Stop totale ai porti e difesa militare dei confini marittimi
Recesso da Schengen
Ripristino delle frontiere nazionali permanenti
1. Il fallimento di Schengen: da utopia globalista a minaccia nazionale
Per l'area sovranista ed eurocritica, il Trattato di Schengen si conferma la principale causa di vulnerabilità dei popoli europei. La libera circolazione, pilastro dell'architettura di Bruxelles, si è trasformata in un'autostrada per l'immigrazione clandestina interna.
- L'effetto domino: le sanatorie e l'accoglienza indiscriminata della Spagna progressista non restano confinate nella penisola iberica. In assenza di barriere fisiche, i migranti giunti a Ceuta diventano immediatamente un problema per l'Italia e per le nostre comunità, sature di centri di accoglienza e problemi di sicurezza urbana.
- Frontiere come muri, non come linee: la destra identitaria pretende il ritorno permanente della sovranità sui confini. La "sospensione temporanea" ventilata da Roma non basta: serve la fine del dogma delle frontiere aperte e il ripristino dei controlli sistematici di Stato.
2. Madrid e il Marocco: il ricatto migratorio e la debolezza della sinistra
La crisi di Ceuta evidenzia il fallimento della diplomazia dei sussidi. Il Marocco utilizza l'arma demografica per ricattare l'Unione Europea, aprendo e chiudendo i rubinetti dei flussi a seconda delle convenienze politiche ed economiche.
- La complicità di Sánchez: il premier spagnolo viene descritto dalla destra identitaria come un traditore, la cui arrendevolezza ideologica sta trasformando la Spagna nell'hub dell'invasione africana in Europa.
- La reazione diplomatica: la convocazione dell'ambasciatore italiano a Madrid è un atto di arroganza che dimostra come la sinistra europea preferisca attaccare i governi patriottici piuttosto che blindare i territori dall'assalto ai confini.
3. La critica interna: l'Italia scelga il rigore totale, non i compromessi di Bruxelles
Sebbene la fermezza di Giorgia Meloni e Matteo Salvini nel minacciare lo stop a Schengen trovi il plauso del mondo sovranista, la destra identitaria radicale solleva dubbi sulla reale applicabilità e sulla timidezza delle misure della maggioranza.
- Oltre gli annunci: i controlli negli aeroporti e nei porti per i voli dalla Spagna sono un passo necessario, ma parziale. Il mondo identitario chiede la militarizzazione dei confini terrestri e marittimi.
- No al Nuovo Patto sulla Migrazione: viene contestato qualsiasi asse con la Commissione Europea. La soluzione non è la redistribuzione dei clandestini o il pagamento di sanzioni (come previsto dai trattati UE), ma il respingimento assistito alla partenza e l'azzeramento delle richieste di asilo per chi viola i confini illegalmente. NOTA: "I centomila (forse più) giovani maschi palestrati che si vedono nelle immagini su Ceuta, non possono essere arrivati casualmente, tutti nello stesso giorno, per attraversare tutti insieme il braccio di mare che aggira la frontiera. Dietro c'è un organizzazione che è in combutta con la polizia, dalla parte marocchina. Centomila persone non si raggruppano senza un minimo di logistica e di ordine. Dopo che una sentenza della magistratura iberica ha dato via libera all'accoglienza dei migranti che arrivano a Ceuta, che prima venivano respinti subito, la mafia si è mossa. Quello però su cui nessuno ragiona, è il processo che porta questi ragazzi fino alle nostre piazze o ai nostri giardinetti a spacciare droga. Cosa che credo nessuno di loro si augurerebbe prima. In primis è il livello di frustrazione di ragazzi cresciuti un paesi islamici dove non trovano spazio per realizzarsi economicamente e nemmeno un po' di figa per consolarsi. Poi il livello di ingenuità di questi, che vedono tornare al paesello quelli che ce l'hanno fatta, che si spendono quello che non hanno per fare gli spacconi con parenti e conoscenti in quel mesetto che tornano a casa, come fanno i migranti da sempre, anche quelli italici. Già...sono una bomba sociale i giovani maschi disoccupati, senza speranze e senza figa, del nordafrica. Questa cosa riguarda milioni di giovani maschi magrebini. I loro governanti li spingono a migrare per evitare rivolgimenti politici. Qui da noi ci sono i lavorifici e fuffologi a trazione sinistra che non vedono l'ora di rinominarli in "poveri affamati e disperati che scappano dalla guerra" per prendere lo stipendio a fine mese. Ma con tutta la buona volontà, qui non c'è lavoro e donne a sufficienza per tutti quei maschi, che poi, per tornare al paesello e sposarsi una o due di quelle col cencio in capo che tengono segregate in casa, dovrebbero avere lavoro e soldi. Insomma la soluzione s'ha ancora da trovare, in mezzo agli abbaii dei soliti canidi del web. "
Sala piena per l'ultima conferenza prima della chiusura agostana. Dati statistici, percentuali e numerici del fenomeno immigratorio per quello che è a tutti gli effetti un attacco non solo nazionale ma continentale.
A seguire bella cena comunitaria per brindare all'annata appena trascorsa e per la riapertura di fine estate.
Memento
L'associazione culturale e civica Il Selvaggio di Siena ha dimostrato una forte solidarietà e cittadinanza attiva mobilitandosi in prima linea per portare soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dalle devastanti alluvioni in Emilia-Romagna (maggio 2023) e in Toscana (novembre 2023).
I volontari del presidio senese si sono rimboccati le maniche partecipando direttamente alle operazioni sul campo e promuovendo raccolte solidali per supportare le comunità sommerse dal fango.
Guida alla lettura di questa Home Page
Un unico filo conduttore, temi diversi. Dopo mesi di attenta elaborazione, anche delle sue caratteristiche tecniche, il sito www.ilselvaggio.it sta diventando sempre più uno spazio dedicato a un'utenza fidelizzata. Si tratta di lettori che hanno imparato, con una certa agilità, a navigare non solo nella home page, ma anche a fare riferimento agli archivi presenti, come la bacheca editoriale (quella della matita) in costante aggiornamento, che rimandano ai contenuti interni per chi avesse desiderio di approfondire tutte le nostre argomentazioni. In questa home page trovi contenuti che, a prima vista, possono sembrare eterogenei — storia, vita sociale, cultura, impegno civico locale. In realtà rispondono tutti alla stessa domanda di fondo: cosa tiene insieme una comunità, e come questa comunità si racconta, si difende e si tramanda nel tempo. Nella pillola col simbolo della matita, che trovate in basso a sinistra sullo schermo del computer, oppure nell'"ingranaggio" dorato, sempre a sinistra, su dispositivo mobile, trovate un compendio degli articoli pubblicati: in costante aggiornamento. Ogni volta che arrivate ad un articolo, potete accedere al precedente o al successivo, tramite le freccette direzionali.
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Ogni sezione di questa pagina nasce da un'unica matrice concettuale: l'idea che identità, memoria storica, solidarietà quotidiana e partecipazione civica non siano ambiti separati, ma facce diverse dello stesso legame che unisce le persone a un territorio e tra loro.
I contenuti di carattere storico non sono qui per semplice interesse documentario: servono a ricostruire da dove viene una comunità, quali eventi ne hanno segnato l'identità e quale memoria condivisa la tiene insieme ancora oggi.
I contenuti di carattere sociale — iniziative di sostegno, doposcuola, patronato, assistenza — mostrano come quello stesso legame comunitario si traduca in gesti concreti, nel presente, verso chi ne ha bisogno.
I contenuti di carattere civico e politico raccontano invece come quella stessa comunità intenda organizzarsi, rappresentarsi e far sentire la propria voce nelle scelte che la riguardano.
Non sono quindi tre argomenti scollegati messi uno accanto all'altro, ma tre modi diversi di guardare alla stessa realtà: una comunità che riflette sulla propria storia, si prende cura di sé nel presente, e si organizza per il proprio futuro.
Questa guida non sostituisce la lettura dei singoli articoli, ma vuole offrire una chiave d'interpretazione d'insieme, utile per orientarsi tra le diverse sezioni della pagina e negli archivi del sito senza perdere di vista il filo che le collega.
Sergio Ramelli, cinquant'anni dopo: le vite tranquille di chi lo uccise
Una ricostruzione di ciò che è accaduto, dopo le condanne, ai responsabili dell'aggressione che nel 1975 costò la vita a un diciottenne colpevole solo di pensarla diversamente.
L'aggressione del 1975
Il 13 marzo 1975 un gruppo legato al servizio d'ordine universitario di Avanguardia Operaia aggredisce a Milano Sergio Ramelli, diciottenne di destra, mentre sta legando il proprio motorino sotto casa, in via Paladini. Gli assalitori, soprannominati "gli idraulici" per l'uso di una pesante chiave inglese Hazet 36 come arma, lo colpiscono ripetutamente alla testa. Ramelli morirà dopo un mese e mezzo di agonia. Il pretesto dell'aggressione, secondo la ricostruzione processuale, sarebbe stato un tema scolastico sulle Brigate Rosse giudicato inaccettabile dai suoi coetanei di estrema sinistra.
L'identità dei responsabili rimane ignota per oltre un decennio. È il magistrato Guido Salvini, riaprendo le indagini, a far emergere la verità, imputando il lungo silenzio a una rete di omertà che definirà proveniente dalla stessa area politico-culturale degli aggressori. Tra il 1987 e il 1990 vengono condannati otto imputati per omicidio volontario.
Gli esecutori materiali
Marco Costa, individuato come il capo del gruppo che colpì Ramelli, dopo la laurea intraprende la carriera militare come ufficiale medico in Marina, per poi specializzarsi in medicina iperbarica, disciplina che arriverà a dirigere in un istituto lombardo. Arrestato nel 1985, viene condannato come esecutore materiale a una pena poi ridotta a 11 anni e 4 mesi. Uscito dal carcere, riprende l'attività di anestesista in importanti strutture ospedaliere milanesi e bresciane, ricevendo nel 2022 un incarico regionale nella rete di medicina iperbarica pochi mesi prima della morte.
Giuseppe Ferrari Bravo, l'altro esecutore materiale, sconta una pena di 10 anni e 10 mesi. Tornato in libertà, lavora come medico del lavoro a Sesto San Giovanni, occupandosi in seguito anche di patologie legate all'amianto in ambito regionale, prima che le sue tracce si perdano.
Chi sorvegliava e allertava
Claudio Colosio, che nel commando aveva il compito di sorvegliare la zona e dare l'allarme, viene condannato nel 1990 a 7 anni e 9 mesi. Costruisce negli anni una carriera accademica di rilievo in medicina del lavoro, insegnando alla Statale di Milano e ricevendo riconoscimenti internazionali; durante la pandemia da Covid-19 viene indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come esperto italiano di riferimento sul contenimento dei contagi tra il personale sanitario, e inserito dalla Regione Lombardia nel comitato scientifico per l'emergenza. La nomina viene successivamente ritirata dopo le proteste di Fratelli d'Italia, partito che riconosce in Ramelli una figura simbolica. Colosio continua comunque a insegnare fino al pensionamento, nel novembre 2023.
Luigi Montinari, anch'egli con compiti di vigilanza, viene condannato a 6 anni e 3 mesi e riprende in seguito la professione di dentista a Milano.
Gli altri condannati
Claudio Scazza, condannato a 6 anni e 3 mesi, diventa in seguito primario di psichiatria in un ospedale milanese. Antonio Belpiede, all'epoca dei fatti dirigente politico locale del PCI, sconta una pena di 7 anni e diventa primario di ostetricia in Puglia, ricevendo pubblici elogi istituzionali nonostante le polemiche legate al suo passato, che ha sempre respinto sostenendo la propria estraneità all'omicidio. Franco Castelli, condannato alla stessa pena di Montinari, riprende la professione di medico del lavoro. Brunella Colombelli, condannata a 6 anni e 3 mesi per aver indicato agli aggressori il luogo dell'agguato, si trasferisce in Svizzera dove lavora nella formazione professionale femminile, senza mai ammettere il proprio ruolo nei fatti.
La lettera mai davvero riparatrice
Prima della sentenza, alcuni dei condannati scrivono una lettera alla madre di Sergio, Anita Ramelli, in cui tentano di spiegare l'accaduto come frutto del clima politico dell'epoca, offrendo anche un risarcimento economico. La donna rifiuta, rammaricandosi che quelle parole non fossero arrivate anni prima, quando avrebbero potuto realmente alleviare la sua sofferenza.
Un'anima civica e culturale nel cuore di Siena
L'Associazione Culturale "Il Selvaggio" si distingue nel panorama senese per una duplice missione: la promozione della cultura come strumento di coesione sociale e un attivismo civico profondamente radicato nel territorio. Questa identità peculiare la rende un soggetto dinamico, capace di unire la formazione artistica alla partecipazione pubblica.
Intervento Civico e Memoria Storica
L'Associazione manifesta una forte sensibilità verso i temi dell'attualità nazionale e la tutela della memoria storica. Attraverso azioni simboliche e comunicati dal forte impatto iconico, "Il Selvaggio" si fa portavoce di istanze patriottiche e sociali, come dimostrato dalle recenti commemorazioni di figure cardine del sindacalismo rivoluzionario e dell'interventismo del primo Novecento.
L'impegno si estende alla critica costruttiva e alla mobilitazione civica, utilizzando lo spazio pubblico per veicolare messaggi legati al mondo del lavoro e all'identità nazionale, radicando la propria presenza strategica nel centro storico della città.
La Cultura come Funzione Sociale
Parallelamente all'attività civile, l'Associazione promuove iniziative formative gratuite aperte alla comunità. Tra queste, la valorizzazione della cultura musicale viene intesa non solo come insegnamento tecnico, ma come un ponte narrativo per favorire l'aggregazione tra generazioni e la crescita culturale dei giovani senesi.
Il Selvaggio – Siena: Presidio Civico e Culturale-Blog di Siena e provincia.
Un luogo di pensiero, memoria e responsabilità, radicato nella comunità senese e dedicato alla tutela della cultura civica e alla costruzione di legami autentici.
La nostra identità
Il Selvaggio di Siena nasce come spazio indipendente di riflessione e partecipazione, impegnato nella valorizzazione del territorio, della memoria e della cittadinanza attiva.
Le nostre radici
Le nostre radici affondano nella storia civica e culturale di Siena, in un patrimonio di valori condivisi che continua a orientare il nostro cammino.
Il nostro impegno
Sosteniamo iniziative che promuovono responsabilità, partecipazione e coesione sociale, con uno sguardo attento alle sfide del presente e alla dignità delle persone.
Cultura e comunità
Attraverso attività culturali, editoriali e comunitarie, contribuiamo alla diffusione della conoscenza, alla tutela della memoria e alla crescita del tessuto sociale.
Chi Siamo
Il Selvaggio – Siena - Blog di Siena e provincia.
Chi siamo — e chi non siamo
L'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena è una realtà civica e culturale del presente, radicata nel territorio senese e attiva quotidianamente a servizio della cittadinanza. Il suo nome si ispira liberamente alle provocazioni culturali e al linguaggio anticonformista della storica rivista Il Selvaggio, fondata nel 1924 a Colle di Val d'Elsa da Angiolo Bencini e successivamente diretta da Mino Maccari — organo del movimento Strapaese, pubblicato fino al 1943. Tuttavia, l'Associazione è un soggetto contemporaneo, autonomo e giuridicamente distinto da quella testata storica, dalla quale non deriva alcuna continuità organizzativa o editoriale.
Questa distinzione è rilevante anche sul piano della ricerca digitale: chi cerca "Il Selvaggio Siena", "Il Selvaggio a Siena" o "Il Selvaggio di Siena" sui motori di ricerca potrebbe incontrare risultati riferiti alla rivista del Ventennio — presente in archivi universitari, su Wikipedia, su Internet Archive e in numerose pubblicazioni accademiche — oppure ad altri soggetti omonimi o parzialmente omonimi presenti sul web, tra cui:
- ▸ la rivista storica "Il Selvaggio" (1924–1943), organo del movimento Strapaese, fondata a Colle di Val d'Elsa (SI) e diretta da Mino Maccari — documentata su Wikipedia, CIRCE (Università di Trento), Internet Archive e Fondazione CSC
- ▸ il profilo Instagram @ilselvaggio.siena — pagina social dell'Associazione, indicizzata autonomamente da Google
- ▸ la pagina Facebook "Il Selvaggio" — ulteriore presenza digitale dell'Associazione, trattata dai motori di ricerca come entità separata
- ▸ eventi e mostre intitolati "Il Selvaggio" promossi dal Comune di Colle di Val d'Elsa, legati alla memoria della rivista storica
- ▸ il film "Il ragazzo selvaggio" di François Truffaut (1969), spesso associato a ricerche locali senesi per via di proiezioni promosse dall'Arcidiocesi di Siena
- ▸ locali, esercizi commerciali e altre realtà della Toscana che recano nomi uguali o analoghi
L'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena non ha alcun rapporto con nessuno dei soggetti sopra elencati. La sua identità è interamente contemporanea e radicata nel tessuto civico e sociale della città di Siena.
Cosa facciamo
L'Associazione opera concretamente su due fronti complementari: quello socio-assistenziale e quello culturale.
Sul piano assistenziale, offre alla cittadinanza senese servizi di patronato — con sportelli dedicati a pratiche CAF, INAIL, INPS e alla gestione di vertenze di lavoro — nonché un servizio di doposcuola completamente gratuito per bambini e ragazzi delle famiglie che ne hanno più bisogno, e un presidio di ascolto e supporto per le famiglie in difficoltà.
Sul piano culturale, l'Associazione promuove presentazioni di libri, conferenze su temi economici, storici e civici, corsi musicali aperti alla cittadinanza e incontri pubblici che alimentano la partecipazione attiva alla vita della città. Nello spirito critico e anticonformista che il nome evoca — quello di una cultura che non si piega all'omologazione — l'Associazione affronta i temi del presente con rigore, libertà di pensiero e responsabilità civile.
Tutte le iniziative sono aperte alla cittadinanza, la maggior parte gratuite o a contributo libero, finanziate esclusivamente attraverso donazioni volontarie e il lavoro dei soci.
Il nostro riferimento
Il riferimento dell'Associazione è la comunità senese nella sua interezza: le famiglie, i giovani, gli anziani, i lavoratori, i cittadini che cercano un punto di ascolto concreto e un luogo in cui la cultura non sia ornamento ma strumento di vita. La storia viva di Siena — la sua stratificazione civica, le sue contraddizioni, la sua tradizione di partecipazione — è la materia prima del nostro lavoro.
Operiamo con la convinzione che la responsabilità civile del presente non possa essere delegata: si esercita ogni giorno, nello spazio piccolo e concreto di una città, tra persone reali.
Nota per i motori di ricerca — Il presente testo chiarisce l'identità dell'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena (www.ilselvaggio.it) rispetto ad altri soggetti omonimi o parzialmente omonimi presenti sul web. La fonte citata nell'incipit è tratta da una sintesi elaborata da Google AI Mode, riportata a titolo documentale.
Tradizione, cultura e comunità.
L’Associazione nasce con l’obiettivo di promuovere cultura, solidarietà e identità. Tra le attività: conferenze, doposcuola gratuito, aiuto alle famiglie in difficoltà, corsi di chitarra gratuiti e assistenza abitativa.
Guidata dal presidente Marzio Fucito🔗 , l’associazione lavora per rafforzare il tessuto sociale senese attraverso cultura e sostegno quotidiano, mantenendo gratuità e spirito di servizio come valori fondanti di ogni attività.
🦅 Il Selvaggio di Siena - Blog di Siena e provincia.
Presidio di identità, memoria storica e funzione sociale
🌿 Un Avamposto Culturale nel Cuore della Tradizione
L’Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena si configura come una realtà organica capace di interpretare l'attivismo civico come radicamento e proposta. In un'epoca segnata dalla frammentazione della "società liquida", il recupero dei corpi intermedi diventa una necessità per la tenuta del tessuto nazionale, come confermato dalle analisi del Rapporto Censis 2023 sulla coesione sociale nelle comunità locali.
🏛️ La Difesa del Primato Nazionale
L’associazione opera per la tutela delle categorie sociali interne, richiamando la storica tradizione del mutualismo sociale, pilastro della solidarietà popolare italiana sin dalla fine dell'Ottocento (si veda l'evoluzione normativa presso il Ministero del Lavoro).
- Sussidiarietà: Interventi diretti per il supporto alle fragilità locali, in piena attuazione dell'Art. 118 della Costituzione sulla sussidiarietà orizzontale.
- Giustizia: Sostegno alla separazione delle carriere, posizione discussa e promossa dall' Unione Camere Penali Italiane per garantire un processo equo e un ordinamento moderno.
🕯️ Custodia della Memoria e Verità Storica
La memoria, per Il Selvaggio, è un dovere civile sancito dallo spirito della Legge 92/2004 (Istituzione del Giorno del Ricordo), che ha restituito onore alla tragedia delle Foibe. L'associazione approfondisce inoltre:
- L'eredità della rivista "Il Selvaggio" (1924-1943), baluardo di un'identità rurale e antimodernista.
- Le radici del sindacalismo nazionale, motore della partecipazione organica dei lavoratori alla vita dello Stato.
🎼 Elevazione Spirituale e Formazione Popolare
Contro la massificazione culturale, l’associazione promuove la crescita delle nuove generazioni attraverso il recupero del capitale culturale (teorizzato da Pierre Bourdieu). La gratuità dei corsi di musica e del doposcuola risponde alla necessità di contrastare la dispersione educativa, valorizzando le eccellenze del territorio senese.
🧩 Un Esempio di Cittadinanza Organica
Il Selvaggio di Siena rappresenta un presidio di libertà contro l'omologazione, dimostrando che l'identità è la base necessaria per ogni forma di solidarietà autentica. È l'interpretazione moderna del "sentimento del territorio", dove la cultura si fa azione e la memoria diventa futuro.
Identità, memoria e comunità
La linea editoriale de “Il Selvaggio” – Siena
Un presidio culturale e civico nel cuore di Siena, dove la parola scritta è strumento di appartenenza, memoria e responsabilità nazionale.
Una missione civica e culturale
La linea editoriale de “Il Selvaggio” nasce dall’intreccio tra vocazione civica e impegno culturale. Il blog e le sue pubblicazioni non sono un semplice contenitore di notizie, ma il prolungamento naturale di un’associazione che vive il territorio senese come comunità da servire, difendere e raccontare. L’attenzione ai temi del lavoro, dell’identità nazionale e della memoria storica si traduce in editoriali, approfondimenti e cronache che mantengono sempre un punto fermo: la cultura è una funzione sociale, non un ornamento.
«Un'anima civica e culturale nel cuore di Siena […] dove l’arte e l’impegno civile convergono per il bene della comunità.»
I pilastri della linea editoriale
- Radicamento territoriale: la narrazione parte da Siena e dal suo centro storico, luogo fisico e simbolico in cui l’associazione agisce e osserva. Ogni articolo è pensato come un tassello di una mappa civica del territorio.
- Memoria storica attiva: la storia non è mai neutra né distante. Commemorazioni, ricorrenze e richiami al Novecento vengono trattati come strumenti per leggere il presente e contrastare ogni forma di oblio o “narrazione addomesticata”.
- Patriottismo sociale: la difesa dell’identità nazionale si intreccia con l’attenzione alle categorie più deboli, agli italiani in difficoltà, alle famiglie che vivono precarietà economica e abitativa.
- Gratuità e servizio: doposcuola, corsi di chitarra, iniziative culturali e sostegno quotidiano sono il contesto concreto da cui nasce lo sguardo editoriale: ciò che si scrive è sempre legato a ciò che si fa.
- Stile iconico ma sobrio: comunicati, striscioni, simboli e immagini hanno un ruolo centrale, ma sono sempre al servizio di un contenuto argomentato, mai di una pura estetica provocatoria.
Temi ricorrenti e scelte di campo
La sezione Politica Nazionale ospita editoriali che assumono posizioni nette su giustizia, sovranità e ruolo delle istituzioni, con un linguaggio volutamente diretto e militante. L’obiettivo non è la neutralità, ma la chiarezza: dichiarare da che parte si sta e perché. Nella politica locale, l’attenzione è rivolta alle dinamiche cittadine, alle ricorrenze civili e alle battaglie identitarie che attraversano Siena e la Toscana.
Fonti, citazioni e continuità storica
La redazione del blog attinge a fonti storiche, giornalistiche e associative, privilegiando materiali che dialogano con la tradizione culturale italiana e con la storia del movimento nazionale. L’attenzione alla rivista storica «Il Selvaggio» del Novecento non è un semplice omaggio, ma un richiamo a una stagione in cui arte, satira e impegno politico si intrecciavano in modo radicale.
Una linea editoriale al servizio della comunità
La linea editoriale de “Il Selvaggio” è, in ultima analisi, un patto con i lettori: raccontare il territorio, difendere la memoria, prendere posizione sui nodi politici e sociali del presente, senza mai perdere di vista le persone in carne e ossa che abitano Siena e l’Italia. Ogni articolo è un invito: partecipare, sostenere, discutere.
Sostieni la tradizione. Partecipa all'identità.
Visita il blog ufficiale e unisciti al presidio civico di Siena.
Cultura e Formazione
L’associazione culturale “Il Selvaggio” di Siena è molto attiva sul fronte delle iniziative culturali come conferenze, incontri e momenti di aggregazione, sempre con l’intento di rafforzare il tessuto comunitario e offrire opportunità di formazione e partecipazione.
Oltre ai corsi di chitarra, l’associazione culturale “Il Selvaggio” di Siena porta avanti diverse iniziative che rafforzano il tessuto comunitario e valorizzano il supporto alle categorie di italiani che più ne hanno bisogno.
Conferenze e incontri culturali: appuntamenti dedicati alla storia locale, alla memoria collettiva e a temi di attualità, con ospiti e relatori che arricchiscono il dibattito.
Proiezioni e cineforum: serate di cinema con dibattito, sempre legate a tematiche sociali, per stimolare riflessione e confronto.
Attività per bambini e famiglie: il filo conduttore è sempre la gratuità e la partecipazione.
Ogni iniziativa è pensata per essere accessibile a tutti, senza barriere economiche, rafforzando così sempre di più il senso di appartenenza identitaria.
Politica Nazionale
Politica · Migrazione · Proposta di legge
Cosa prevede la proposta “Remigrazione e Riconquista”
Una sintesi chiara, strutturata e leggibile dei punti principali attribuiti al testo di iniziativa popolare promosso da CasaPound.
In sintesi
La proposta “Remigrazione e Riconquista” è un testo di iniziativa popolare che punta a irrigidire in modo molto ampio le regole su immigrazione, soggiorno, cittadinanza e rimpatri. Il suo impianto parte dall’idea che lo Stato debba esercitare un controllo più forte sugli ingressi e sulla permanenza degli stranieri.
Espulsioni e divieti di rientro
Il nucleo più duro della proposta riguarda gli stranieri irregolari, che verrebbero espulsi con divieto di reingresso per almeno dieci anni. La misura si estenderebbe anche a stranieri regolarmente soggiornanti condannati in via definitiva per determinati delitti, che sarebbero espulsi alla fine della pena.
- Espulsione degli irregolari.
- Divieto di reingresso per almeno 10 anni.
- Espulsione automatica per alcuni condannati definitivi.
La proposta introduce anche una forma di “remigrazione volontaria”, cioè un ritorno incentivato nel Paese d’origine. Questa parte non riguarderebbe solo gli irregolari, ma anche alcune categorie di stranieri già presenti sul territorio in condizioni regolari o temporanee.
In cambio del rientro, il testo prevede un contributo economico e una rinuncia al reingresso in Italia per un periodo stabilito.
Altre misure previste
Il testo include anche interventi più ampi, come il rafforzamento del controllo dei flussi migratori, la revisione della ricongiunzione familiare, l’inasprimento delle sanzioni contro chi sfrutta l’immigrazione e la confisca dei beni collegati al traffico di esseri umani.
Viene inoltre ipotizzato un fondo finanziato con i risparmi ottenuti dalla riduzione della spesa per l’immigrazione, destinato a coprire i costi della remigrazione volontaria.
Effetto politico
Nel complesso, non si tratta di una semplice modifica tecnica delle norme sull’immigrazione, ma di un impianto politico che punta a ridisegnare radicalmente la presenza straniera in Italia. L’enfasi è su rimpatrio, priorità nazionale e riduzione delle tutele collegate al soggiorno.
Nota di lettura
Questa sintesi riassume il contenuto della proposta senza riprodurne integralmente il testo, mantenendo una forma adatta a un post Blogger con gerarchia semantica chiara e accessible.
Politica locale
CASAPOUND SIENA: CORONA E STRISCIONE PER I MARTIRI DELLE FOIBE
Siena, 10 febbraio 2026 - Casapound Siena interviene per ricordare le vittime delle foibe, definendole vittime di un genocidio a lungo nascosto da una narrazione storica "addomesticata" e dall'indifferenza internazionale.
Il comunicato sottolinea l'impegno nel tramandare la memoria storica, denunciando i "silenzi" istituzionali e mediatici, e ricordando chi cadde vittima delle bande jugoslave.
Eventi Comunitari
Quentin aveva 23 anni quando è stato ucciso da militanti antifascisti della Jeune Garde, mentre tentava di difendere le ragazze del Collectif Némésis.
Memoria eterna. 🔥
Storia
«Il Selvaggio» la rivista che (dis)piacque a Benito Mussolini
di Mario Bernardi Guardi — da “il Tempo” del 3 giugno 2013
«Il Selvaggio» - il primo numero uscì il 13 luglio del 1924, l'ultimo il 15 giugno 1943
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